
27) Tommaso d'Aquino. Verit di fede e Verit di ragione.
    Dio  la fonte delle verit rivelate ed  il creatore della
ragione umana. Ci  garanzia del fatto che le verit di ragione
sono in armonia con la rivelazione. Questa grande fiducia nella
ragione  alla base del pensiero di Tommaso e della scolastica
medioevale. Contemporaneamente vengono messe in evidenza le
differenze e le caratteristiche specifiche di filosofia e teologia

Summa contra gentiles, 1, 7 e secondo, 4 (vedi manuale pagine 237-
238).
    Bench la verit della fede cristiana superi la capacit della
ragione umana, quelle verit, che sono essenzialmente
proporzionate alla ragione, non possono essere contrarie alla
fede. Difatti quelle verit, che sono essenzialmente proporzionate
alla ragione, ci constano essere verissime in tale maniera che non
sia possibile pensarle false; n d'altra parte  possibile pensare
falso ci che si tiene per fede dal momento che ha una cos
evidente conferma divina. Siccome dunque il solo falso  contrario
al vero, come appare manifestamente dai loro concetti, 
impossibile che la verit di fede sia contraria a ci che la
ragione conosce naturalmente...
    Inoltre la conoscenza dei princpi naturalmente noti ci 
infusa da Dio, in quanto Dio stesso  l'autore della nostra
natura. Anche la divina Sapienza possiede dunque questi princpi.
Tutto ci quindi che  contrario a questi princpi  contrario
alla divina Sapienza; e non pu pertanto provenire da Dio. Quelle
verit, dunque, che si tengono per fede in funzione della
rivelazione divina non possono essere contrarie alla conoscenza
naturale... Dal che si deduce evidentemente che, qualsiasi
argomento venga portato contro i documenti della fede, non procede
rettamente dai primi princpi immediatamente evidenti innati alla
natura; e conseguentemente non ha nemmeno la forza dimostrativa,
ma sono ragioni o probabili o sofistiche; e cos c' la
possibilit di confutarle.
    [...].
    Diverso  il punto di vista delle dottrine teologiche e delle
filosofie umane. Giacch la filosofia umana considera le creature
in quel che sono, e cos secondo gli aspetti del reale abbiamo le
diverse parti della filosofia; la fede cristiana invece le
considera non in quanto sono, come ad es. il fuoco in quanto
fuoco, ma in quanto esso indica la perfezione divina ed  ordinato
in qualche modo allo stesso Dio... Pertanto i lati che il filosofo
studia nelle creature sono diversi da quelli che considera il
credente; il filosofo infatti considera i caratteri costitutivi
delle cose come per i fuoco il portarsi in su; il credente
considera la creatura in rapporto con Dio, come l'essere creata da
Dio, l'essere soggetta a Dio e simili... Se l'oggetto d'indagine 
talvolta comune al filosofo e al credente, i princpi sono
diversi. Poich il filosofo argomenta da cause immanenti alle
cose, il credente argomenta dalla Causa prima, come quando si
fonda sulla rivelazione o guarda alla gloria o alla potenza
infinita di Dio... e per questo ad essa, come avente il primato, 
subordinata la filosofia umana.
    Da ci deriva che le due dottrine procedono con diverso
metodo. Poich nella dottrina filosofica, la quale considera le
creature in se stesse e da esse guida alla conoscenza di Dio,
primo  lo studio delle creature e ultimo quello di Dio; nella
dottrina rivelata invece, che non considera le creature se non in
ordine a Dio, primo  lo studio di Dio e poi quello delle
creature; e cos  pi perfetta in quanto pi simile alla
conoscenza di Dio, il quale intuisce l'altro da s intuendo s

 (Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1966, volume
quarto, pagine 130-131).

